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26/03/2015

Il racconto di Elio - Correre a Londra

RUNNERS&WRITERS
Anno 4 - numero 117
Giovedì 26 marzo 2015

Correre a Londra

Londra è la città più cosmopolita d'Europa. L'eredità coloniale, con la dissoluzione dell'impero britannico nel dopoguerra, ha portato indiani, pakistani, indocinesi e altre minoranze asiatiche e africane. In seguito, con la caduta del muro di Berlino e la globalizzazione sono arrivati immigrati dall'est europeo e da ogni angolo del pianeta, a rendere ancora più varia e eterogenea la metropoli.
Londra è una città pulsante, dinamica, viva! La musica pop, il rock-blues e l'hard-rock degli anni sessanta e settanta hanno avuto qui le loro origini: i Rolling Stones, i Led Zeppelin, i Deep Purple sono nati qui e hanno preso il volo nel mondo, interpretando le istanze giovanili, la ribellione e le speranze di un mutamento sociale che ha cambiato oltre la musica, la cultura, gli usi e i costumi delle persone degli ultimi cinquant'anni.
Londra, nel terzo millennio, è diventata la meta preferita dei giovani alla ricerca di nuove opportunità lavorative. Qui sono emigrati molti cervelli in fuga... ed è facile incontrare ragazzi italiani che hanno scelto di lavorare qui, ingegneri informatici come Stefano e Chiara, ma anche altre professionalità... Alessandra è qui per organizzare eventi di arte contemporanea e moderna, è venuta qui qualche anno fa ed ora ci è ritornata, mentre in Italia lavorava gratuitamente.
Sono a Richmond, quartiere sud-ovest di Londra per correre una 10 km, c'è anche una Mezza, ma alcuni di noi, durante la preparazione, hanno dovuto fare i conti con qualche infortunio, il maledetto zampino di qualche avversità, per cui scegliamo la distanza in base alla preparazione e alla condizione fisica attuale, per l'occasione hanno raggiunto la capitale britannica: Marco, mio figlio, dall'Olanda, ricercatore informatico, Valerio dalla Svizzera, farmacologo ricercatore e Guerrino da Ferrara, runner delle mure ferraresi! Siamo un buon gruppetto, amiamo correre sulle strade delle metropoli europee e quest'anno ci siamo ritrovati nella capitale inglese.
Il percorso si snoda dal parco di Richmond fino a costeggiare il Tamigi, con ritorno finale sull'erba verde e soffice del parco, tra la folla degli spettatori e degli amici che ci sostengono con entusiasmo. Il percorso è vario e suggestivo... il clima è freddo, a tratti soffia un vento atlantico, che avvertiamo sul collo e sul viso e che ci asciuga il sudore, il cielo è grigio con nuvoloni scuri incombenti e le previsioni sono all'insegna dell'incertezza.
I partecipanti sono per lo più inglesi e hanno un abbigliamento molto leggero, da corsa estiva... ma per gli inglesi, come afferma Stefano, il clima non è un problema! Stefano racconta che durante l'inverno, ha dovuto lavorare per tre giorni, seduto davanti al pc, con il riscaldamento rotto, soffrendo la bassa temperatura, pur essendosi ben vestito, mentre due colleghi scozzesi sono rimasti impassibili nella loro t-shirt, come se nulla fosse! In Inghilterra i bambini sono abituati, sin da piccoli, a vestire leggero e così si temprano, in un modo che per noi latini è impensabile, al contrario della cultura mediterranea, dove l'iperprotettività finisce, a volte, per rendere più debole e cagionevole lo stato di salute.
I concorrenti sono quasi tutti molto giovani e vivono la corsa come uno stile di vita, con passione ma anche con equilibrio e in modo rilassato. L'Italia è un paese vecchio e anche la corsa ci mostra la nostra carta d'identità! E' inevitabile fare qualche confronto con la nostra realtà, dove lo stimolo maggiore alla corsa sembra più dettato dai premi in natura, che dal piacere per la corsa, da un agonismo, che ha perso il suo connotato di sfida, fino a diventare quasi un'ossessione, per soddisfare il proprio narcisismo.
Qui la corsa appare più un fenomeno giovanile, ci sono molto ragazze e la maggioranza dei partecipanti supera di poco i trent'anni e pochi arrivano ai quarant'anni ed oltre. I premi per gli over sono per i primi tre, per cui l'agonismo è solo uno spicchio del tutto!
L'atmosfera è rilassata anche nelle prime file, sembra di essere alla partenza di una gara di trail, niente tensione e niente sguardi tesi, ma occhi sorridenti, gioia e voglia di divertirsi e tanta voglia di correre! La maggior parte dei concorrenti è di nazionalità inglese, l'avvenimento è stato poco pubblicizzato e nessuno è arrivato fin qui attraverso le agenzie specializzate del turismo sportivo. Passaparola e internet sono stati sufficienti a portare quasi cinquemila partecipanti, tra la 10km e la Mezza, per cui l'obiettivo principale della gara è un'occasione di incontro e di partecipazione per i tanti appassionati del running e per alcuni, un buon test, in preparazione della maratona londinese che si correrà tra venti giorni.
A Londra è facile incontrare la sera, molti giovani correre sui marciapiedi della città, nelle strade pedonali che costeggiano il Tamigi e di giorno nei parchi e negli stradelli, di fianco ai laghetti, popolati da anatre e cigni, che li osservano con occhio curioso e amorevole.
In questa atmosfera semplice e familiare, quasi naif, convive la tecnologia del terzo millennio, con i fotografi digitali lungo i punti salienti del percorso, che documentano le performance di tutti i partecipanti, l'orologio digitale gigante alla partenza e all'arrivo e l'immancabile chip legato alle stringhe delle scarpe.
La partenza viene ritardata di 10 minuti, non si capisce il motivo, ma non ci sono proteste e il ritardo viene accolto con la massima tranquillità.
Si parte! Oggi è il mio compleanno e per l'occasione sono in prima fila... partenza tranquilla, corriamo qualche centinaio di metri sull'erba soffice, i piedi affondano e restituiscono elasticità alla corsa, poi usciamo dal parco e veniamo indirizzati su un marciapiede che costeggia la parte esterna del Tamigi, sono le 8 del mattino è domenica e c'è poco traffico, al termine del primo chilometro mi raggiunge Marco, sono un po' sorpreso, sapevo del suo infortunio e della sua rabbia mista a delusione, per non poter ritoccare il suo personal time qui a London. Marco mi dice che, in pratica, corre con una gamba e che l'altra gli serve solo come appoggio... ma a vederlo non sembra, procediamo insieme, incerti sul nostro destino, ma con la consapevolezza e la determinazione che ci proviene dalla nostra condizione fisica e dalla passione per la corsa.
Superiamo il terzo chilometro, giriamo a sinistra e prendiamo un sentiero che costeggia il Tamigi che, placido scorre al nostro fianco, corriamo sulla terra battuta, calpestiamo foglie che potrebbero nascondere qualche insidia, c'è qualche pozzanghera che cerchiamo di schivare, siamo in uno scorcio di natura e manteniamo un ritmo medio. I cartelli segnaletici dei chilometri ci accompagnano e ci indicano lo scorrere della distanza.
Marco allunga qualche metro poi si fa riprendere, mi chiedo perchè lo faccia, visto la condizione fisica precaria, ma non cerco una risposta e preferisco mantenere la concentrazione sulla corsa, è la prima volta che corriamo insieme in una gara e senza l'infortunio ad entrambi non sarebbe senz'altro capitato. La corsa è libertà e che c'è di meglio che sentirsi liberi? Poi... facciamo i conti alla fine, perchè un po' di sano agonismo non guasta mai!
Siamo ormai a due km dall'arrivo, Marco allunga di nuovo... sto pensando di andarlo a prendere in leggera progressione, ma il mio pensiero dura un attimo! In poco tempo mi scompare dalla visuale... no questa volta non l'andrò a prendere, ma correre 7 km insieme è stato bello, la corsa ci porta a condividere questa passione, al di là della differenza generazionale, e ci porterà a rivederci e a sfidarci in qualche altra metropoli europea o forse statunitense... visto i progetti di lavoro in California!
Si rientra al parco di Richmond, riprendiamo il contatto con l'erba soffice, mentre si è alzato il vento atlantico, gli spettatori sono assiepati ai lati dell'ultimo mezzo miglio, sono vocianti, allegri, il loro entusiasmo e il loro incitamento ci tolgono la stanchezza accumulata lungo il percorso e ci rendono la corsa più leggera, la stanchezza sembra svanire e gli ultimi metri sono gioia e energia ritrovata! Tagliamo il traguardo!
“Congratulation!” ci accolgono le ragazze dell'organizzazione, mettendoci la medaglia al collo... poi ci incamminiamo sudati e contenti, in fila indiana, per ritirare la maglietta, riservata ai partecipanti arrivati alla finish line e a ristorarci con acqua, banane e birra!
Raccolgo il mio zainetto, con il cambio degli indumenti e noto un personaggio strano... mi sembra un artigiano di bottega catapultato dal Medio Evo al terzo millennio, un ritorno al futuro... sono incuriosito e mi avvicino a lui, ha un aspetto mite, capelli e barba lunga, corpulento, modi gentili, occhietti vispi. Capisco che fa l'incisore e che su richiesta, incide nome, cognome, tempo e data sul retro della medaglia. L'artigiano del Medio Evo personalizza la medaglia, oggi è il mio compleanno e mi faccio questo regalo! Per l'iscrizione alla gara, l'aereo, l'hotel ci aveva già pensato Marco!
Grazie Marco e grazie a tutti voi che avete partecipato a questa 10 km e a questa Mezza in terra inglese! Grazie Alessandra, Valerio, Stefano, Chiara, Guerrino! Festeggiare il compleanno qui ha un altro sapore e... a presto in qualche altro angolo del pianeta!
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Elio Altini

Elio Altini 23.03.1954 nato a Alfonsine (Ravenna)



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