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Orlando Pizzolato Running Blog
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BRRRRRRRRRRRR 04-02-2012
Poiché il caldo mi faceva paura, partivo sotto ritmo per non scoppiare e alla fine, pur soffrendo sempre tanto, avevo la soddisfazione di tagliare il traguardo per primo.
In questi giorni sono però in crisi anch’io. Se fino a –3° tolgo i guanti e rimbocco le maniche al gomito dalla metà della seduta, adesso che l’aria stuzzica fino al dolore il naso, la gola e gli occhi, a correre mi diverto poco. E siccome in questo periodo esco a correre solo perché mi piace, mi chiedo fino a dove devo arrivare per mantenere il piacere della corsa.
Non sarebbe la prima volta che corro con il freddo. Il record di freddo l’ho affrontato in Engadina. Durante la giornata facevo sci da fondo e quindi andavo a correre il mattino presto. Una domenica però era così freddo che sono andato ad allenarmi dopo la messa. Ho iniziato a correre con –22°! E caricato da una giornata stupenda, con un cielo profondamente limpido da arrivare ai pianeti più lontani della galassia, sono tornato che il termometro segnava –21! Freddo, ma non freddissimo e neppure problemi a correre nei sentieri battuti dei boschi. Sembrava però di correre su strada asfaltata.
Il peggio l’ho incontrato però ad Alamosa, in Colorado. In motel c’ero arrivato la sera prima con tanta apprensione per aver guidato con un’automobile inadeguata in mezzo ad una bufera, con tanto vento ed un po’ di neve, neppure tanta da farmi desistere dall’andare a correre. L’indomani, con il cielo che apparteneva ancora alla notte, mi sono proiettato con decisione oltre le porte girevoli del motel, e con altrettanta fermezza ho imboccato un’anonima strada che andava non so da che parte, ma di certo s’infilava in un vero deserto, reso ancora più desolato dal buio e inospitale dal freddo. Tanto freddo che il naso mi faceva male e gli occhi erano gonfi. Tre minuti dopo ero già nella hall. La mia gran volontà aveva ceduto. Non so quanto freddo facesse, ma quando sono andato a correre a mezzogiorno, nel parco Great Sand Dunes, credevo di essere un fantasma: bianco dal gelo e senza che i miei piedi lasciassero alcuna impronta sulla sabbia. Tutto era di ghiaccio.
L'ultima sfida 30-01-2012
All’aumento del peso ha contribuito anche il calo dell’attività fisica. Un polpaccio intasato da tensioni che si scaricavano sul tendine d’Achille mi ha limitato nelle uscite podistiche, una ogni 3-4 giorni. Anche se ho camminato spesso, a passo quasi da marciatore, non penso di averne consumate tante di calorie.
Non serviva la bilancia per verificare l’aumento di peso. Mi sentivo addosso la sensazione di essermi allargato, peraltro confermata dai disagi di tornare a rientrare nei miei panni, quelli invernali, fatti di tessuti meno elastici rispetto a quelli estivi, e quindi meno accomodanti nell’aderire alle forme. L’onore personale, incalzato dalla voce della coscienza, ha quindi reagito. Dopo due giorni di riadattamento in seguito al trambusto del viaggiare, in cui fuso orario, poco sonno, appetito alterato hanno modificato le sensazioni generali, ho accettato la sfida che mi sono proposto.
A due settimane dal rientro e dall’inizio del controllo calorico, ho raggiunto il primo obiettivo: tornare al peso di quando ero partito. Non ho seguito una dieta; non l’ho mai fatto quando poteva forse essere importante, non lo faccio ora che non serve. Ho fatto solo qualche rinuncia, sfrondando un po’ di ciò che mangio. Tolto un filo di zucchero al caffè, un po’ di pane in meno, porzione limate sulle portate. Sono stato bravo nel mio punto debole: i dolci. Non ho rinunciato né ai biscotti né alla cioccolata. Ci mancherebbe! Invece di mettermi davanti al televisore con il pacchetto di dolci e rischiare di grattare sul fondo, dalla credenza ne prelevavo alcuni e me li portavo sul divano. Con quella limitata disponibilità di calorie ad appagare la golosità, ho agito sul piano psicologico: procrastinavo il momento di addentarli. La voglia così aumentava e quando decidevo di soddisfarla procedevo con calma. Piccoli morsi, quasi assaggi, allungando il tempo di permanenza in bocca ed ampliandone il sapore. Nessun disagio, niente sofferenze da astinenza. Certo, all’inizio mi veniva voglia di alzarmi, andare alla credenza e prenderne altri, ma ho resistito.
Raggiunto l’obiettivo dei 72 chili, la soddisfazione di mettermi ancora alla prova non è più rivolta al calo di peso, ma al controllo che ho su ciò che mangio, ed ora che sono arrivato a padroneggiare la situazione mi sono imposto di perdere un altro paio di chili.
Pesare di meno non ha finalità sportive, e quindi non ricerco il diretto miglioramento prestativo. Calare è solo un modo per dimostrare che se voglio, posso. Proprio una sfida.
Non ci penso 23-01-2012
Da qualche tempo anch’io corro senza pensare a correre. Ricordo con tanto piacere quelle stupende uscite fatte per sciogliere i muscoli intasati dall’acido lattico per la tirata del giorno prima. In quelle rilassanti uscite, necessarie per rigenerare il corpo, era come correre in un’altra dimensione, opposta allo sforzo del giorno precedente. Quindi niente cronometro, né cardio, niente chilometri, né satellitari ma solo corsa in scioltezza, possibilmente su fondo morbido e quindi in mezzo alla natura.
Nelle mie uscite podistiche ora c’è essenzialmente la consapevolezza di correre per la salute ed ovviamente perché mi piace, oltre ad essere un appuntamento normale della mia vita.
Non riesco a farlo come un anno fa, quando partivo avendo già pianificato un po’ tutto perché l’obiettivo era un traguardo da raggiungere. All’orizzonte per ora non ci sono mete da raggiungere e quindi non mi devo allenare. Corro per correre ed anche per pensare. Penso a tante cose, che ho fatto, che farò di lì a poco visto che mi alleno il mattino presto, e che potrei fare in futuro. Potrei essere un Benjiamin Button del podismo: mano a mano che passano gli anni di carriera, e quest’anno sono quaranta, riscopro sensazioni basilari della corsa. Beh, non sono gioioso come le prime uscite che affrontavo da ragazzino in vista dei Giochi della Gioventù, ma corro perché mi piace.
E sto aspettando che l’alba arrivi prima per tornare a calpestare sentieri, per sentire la corsa ancora più spontanea.
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