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Orlando Pizzolato Running Blog
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Aiutatemi a capire 06-03-2010
Come un Adamo non ho resistito ed ho iniziato a sbirciare fra le pagine. La prefazione l’avevo consumata in pochissimo tempo e dopo un’occhiata all’incipit che mi stimolava, di slancio sono arrivato alla fine del primo capitolo. Un paio di giorni dopo ero anche al termine del secondo, incerto se proseguire per il terzo oppure attendere. L’incertezza derivava dal fatto che volevo verificare se nel prosieguo avrei trovato ciò che fino ad allora non c’era: la narrazione infatti non mi coinvolgeva. Non mi riferisco allo stile di Murakami, che risente della filosofia podistica degli americani, ma a ciò che narrava. All’indomani, prima di spegnere la luce per dormire, ero alla fine del terzo capitolo ben predisposto ad un lungo sonno.
Le letture delle mie vacanze erano già definite e non avevo programmato di portarmi il libro di Murakami che fino ad allora non mi aveva convinto. Anzi, mi aveva un po’ deluso. Mi sono detto che forse mi aspettavo troppo, lusingato dalle lodi di altri podisti. Incerto se metterlo o meno in borsa per la trasferta, ho deciso per il sì. Piuttosto di un libro lascio a casa un maglione, e convinto che nelle pagine a seguire avrai trovato parole che avrebbero rilanciato la mia attrazione, invece che in valigia lo misi nella borsa da viaggio.
La noia della lunga trasvolata non è stato mitigata dalla lettura e la mia attenzione non correva lungo i sentieri idilliaci di Murakami. Mi dicevo che sotto l’ombrellone avrei trovato lo spirito giusto per leggerlo, soprattutto perché non ero più condizionato dalla tanta corsa degli altri, che impregna le mie giornate. Non pensando più a tabelle, diari, tempi, ritmi e gare, sarei stato meglio predisposto. Il segnalibro, un panorama della campagna toscana piena di ridenti girasoli, era però l’unico motivo che mi portava ad aprire quel libro. Più proseguivo la lettura e meno ci capivo.
Come mai non mi sentivo stimolato com’era successo a tanti altri? Anzi, confesso che Murakami mi era diventato anche antipatico e m’irritava. Leggendo le sue note tecniche scoprivo che era uno sprovveduto. Possibile che un podista sviluppi congetture tecniche che non trovano riscontro né nella fisiologia e neppure nella logica delle cose?
E quando ho letto che “a causa dell’alto tasso di umidità il sudore evaporava subito appena toccava l’asfalto”, ho chiuso il libro proponendomi di non proseguire più. Quando il tasso di umidità è altissimo significa che l’aria è intrisa d’acqua tanto da non consentire il passaggio dallo stato liquido a quello gassoso. Va beh! Si tratta di un “romanzo”, e quindi ci sta arricchire il contenuto con qualche nota particolare…
Per un paio di giorni la sfocata copertina del libro aveva lo stesso mio umore nei confronti di quel libro. Ma poi, per la voglia di leggere dell’altro, mi sono impegnato in una progressione finale, convinto che ormai non avrei trovato più nulla di stimolante. E così è stato.
Conclusa la lettura avevo lo stesso stato d’animo di quando, il primo novembre dello scorso anno, camminando, attraversavo il Central Park. Delusione. Mentre tutti tagliavano il traguardo a braccia alzate io procedevo sconsolato.
Perché tra quelle pagine non avvertito la stessa scossa elettrica di tanti altri lettori? Con il tempo ho cercato di darmi una spiegazione: le situazioni che ha descritto “Murakami San” io le ho provate per oltre un trentennio. Forse sono aspetti consolidati ai quali non presto attenzione, sebbene correre all’alba quando la notte cede spazio al giorno mi fa sempre avvertire sensazioni immutate. E tra i rumori delle mie scarpe sull’asfalto, l’affannarsi dei miei pensieri, sono sempre distratto da un dolce cinguettio. Forse non era il libro per me. Mi sono riproposto di leggere qualche altro romanzo del giapponese, ma ogni volta che in libreria sfoglio le pagine di un suo lavoro è come se avvertissi una vecchia cicatrice che fa sentire un dolore profondo. Per ora è più forte di me.
Buon compleanno... 03-03-2010
“Se anche lo raccontassi non ti crederebbe nessuno”.
Un paio di anni fa ho vissuto una vicenda che nel tempo è penetrata nel mio intimo come non avrei mai immaginato; e ancora adesso condiziona la mia vita.
Ho “conosciuto” una persona, con la quale non ho mai parlato, e neppure l’ho incontrata. Nonostante ciò, e sebbene non conosca il suo vero nome, posso dire che è una delle persone più care. Forse il migliore amico che io abbia mai avuto.
Lui un giorno mi ha ricordato che "Stat rosa pristina nomina, nomina nuda tenemus"…
Ho accettato di vivere lo stimolante rapporto con lui anche se condizionato da tali oscuri aspetti perché era basato sulla totale fiducia reciproca.
E così, com’era improvvisamente apparso, lui è misteriosamente svanito. Per me non c’è alcun modo per contattarlo.
Oggi compie gli anni e vorrei fargli gli auguri.
Buon compleanno, amico.
Aiuto! Corro altrimenti affogo! 25-02-2010
All’orizzonte le nuvole si ammassano; le più grandi sembrano buchi neri stellari che fagocitano le più piccole, ed in questa evoluzione cannibalesca si fanno sempre più imponenti. La colorazione plumbea indica un’alta carica di umidità che cresce come il livello dell’acqua in un recipiente che raccoglie le lacrime che colano da un vecchio rubinetto gemente. Inevitabilmente si arriverà al colmo, al limite, alla saturazione, ed in quel momento la pioggia si riverserà nella campagna dove starò correndo. Una cosa è quindi certa: l’acqua arriverà. Si tratta solo di verificare quando e quanta.
Con lo stesso stato d’animo che avverto quando devo andare ad allenarmi indipendentemente dalla condizione climatica di quel momento, ci sono podisti che in Francia affrontano una competizione contro l’acqua.
Non è una corsa che si fa con l’ombrello aperto per ripararsi dalla pioggia, ma si rischia però di finire con le scarpe … in mano.
L’appuntamento è per la seconda domenica di giugno sulla costa atlantica della Francia, nel Vendée (nord Ovest). La competizione che i podisti sono chiamati a sostenere non ha come obiettivo battere l’avversario, e neppure il cronometro. E non conta nemmeno chi vince, sebbene correre forte sia una caratteristica determinante perché si deve arrivare prima …. che l’acqua ti superi. L’acqua in questione è quella del mare, ed in gioco ci sono gli effetti della marea dell’Atlantico.
I corridori devono percorrere un rettilineo, dal fondo piastrellato, lungo 4150 metri, che ha la coda nel centro di un’ampia laguna e la testa nella terra ferma. L’orario della partenza è fissato all’approcciarsi delle piccole onde che si fanno strada tra la sabbia. Anzi, si parte quando la prima onda tocca la coda del marciapiede. In quel momento una trentina di corridori partiranno cercando di avvantaggiarsi il più possibile rispetto al crescente livello del mare. La strada, che si eleva per una cinquantina di centimetri dal fondo melmoso che emerge per effetto della bassa marea, fa da spartiacque a due correnti. Quasi sempre prevale quella proveniente da sinistra, ma quel che più conta è che proprio sul marciapiede, costruito ovviamente apposta, le due correnti s’incontrano creando un’unica onda che procede in armonia verso la testa del rettilineo.
L’abilità dei corridori è di non farsi superare dalla marea. Nessuno però ci riesce. Anche il più veloce, che percorre i 4150 metri in poco più di 18 minuti (record della gara), mette inevitabilmente i piedi a mollo. I podisti meno bravi possono arrivare al traguardo con l’acqua che arriva all’ombelico. Magari lo fanno apposta: sapendo di essere abili nuotatori, superano gli avversari a vigorose bracciate piuttosto che con ampie falcate.
Il segreto del successo (!) di chi taglia per primo … il filo di lana (o supera la boa?), sembra stia nel riuscire a correre sul filo delle due correnti. Nel tratto centrale del marciapiede si crea una sorta di traccia d’acqua che “sostiene” la spinta dei piedi. O meglio vi si affonda di meno. Secondo me, il segreto per vincere è invece più semplice: riuscire a camminare sull’acqua. Tutto sommato c’è chi ci è già riuscito.
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