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Il sesso del mio pc 12-03-2010
Lo so che nella scatola grigia le circonvallazioni cibernetiche non sono costituite da fili, ma a me piace ancora immaginare che i bit, anche se infinitamente microscopici, siano visibili, toccabili; insomma che abbiano una loro fisicità e - perché no - che si possa persino distinguerli. Come?
So che ci sono bit maschio e bit femmina. Non ci credete? Ogni giorno sul mio PC lavoro per tante ore davvero e di dati me ne intendo, eccome, tanto che con loro ci parlo anche.
La confidenza che mi permetto di tenere è tale che mi consente di distinguere persino il sesso dei bit. Non è ovviamente una distinzione fisica. I bit passano così velocemente che non riesco a capire come sono effettivamente fatti, specialmente se transitano in gruppo. Se fossero a colori sgargianti sarebbe tutto sommato semplice distinguerli, un po’ come i bambini che escono dalla scuola materna, ma hanno tutti la stessa tonalità grigioverde, piuttosto scura, quasi nera, quel colore che il concessionario che ti sta vendendo l’auto ti dice che è “nero petrolio”!
Ad ogni modo, con l’abitudine si fa l’occhio (esperto) e seppur nell’insieme, riesco a distinguere i maschi dalle femmine. Ma a guidarmi per capire il loro genere è la mia relazione con loro.
Con i maschi si lavora con una certa forma, un po’ di rigidità, a compartimenti stagni. Per andare d’accordo si devono rispettare per forza le regole, i principi, la logica. Insomma, un certo rigore lo sento. E’ tipico del sesso maschile, e non c’è verso di discutere: il bianco è bianco, ed il nero è nero. Nessuna sfumatura. Uno più uno fa sempre e solo due.
Con i bit femminili non è proprio così: il rapporto è più morbido, malleabile (e che piacere saperlo gestire), si lascia circuire e corteggiare ed è un piacere farlo, ma ci vuole pazienza ed anche un po’ di “savoir faire”.
Sebbene la differenza tra i due sessi sia sostanziale, non posso affermare che preferisco gli uni agli altri, o che lavoro meglio con i maschietti rispetto alle femminucce. Tutto sommato le soddisfazioni me le garantiscono entrambi. Posso dire che i maschi sono più produttivi perché rigano dritto, mi danno subito ciò che voglio e non c’è margine per trattare. In questo trattare mi servono davvero tante energie per far sì che ogni cosa vada al posto giusto. Preferisco pertanto avere a che fare con loro quando sono più riposato, in modo che le disposizioni che impartisco siano rispettate ed equilibrate.
A fine giornata mi riservo però il piacere di flirtare con il bit dell’altro genere, il femminile. Sebbene sia stanco ed il tempo piuttosto limitato (i maschi a volte sono invadenti e spesso superano lo spazio loro riservato), quando cambio interlocutore mi sembra di ritrovare energie. Dall’impostazione rigida passo ad un approccio più disteso, rilassato, sento di aver la possibilità di esprimermi, di dire la mia. Il gioco si fa gradatamente più dolce perché ho tutto lo spazio per agire, come se dovessi attraversare una bianca distesa di neve immacolata nella quale ogni mio passo lascia un segno. Dapprima mi muovo con esitazione, faticando ad orientarmi, ma una volta preso il ritmo, procedere con l’orizzonte libero è come scoprire una terra senza confine.
Insomma, le parole sono davvero più gentili ed affascinanti dei numeri. Senza questi ultimi il mio lavoro sarebbe meno produttivo, ma senza le parole le giornate le sento più vuote. Chissà se un giorno, non tanto remoto, possa equilibrare il mio rapporto con i due tipi di bit.
E, perché no, giungere a ridimensionare i numeri per flirtare con le parole.
Aiutatemi a capire 06-03-2010
Come un Adamo non ho resistito ed ho iniziato a sbirciare fra le pagine. La prefazione l’avevo consumata in pochissimo tempo e dopo un’occhiata all’incipit che mi stimolava, di slancio sono arrivato alla fine del primo capitolo. Un paio di giorni dopo ero anche al termine del secondo, incerto se proseguire per il terzo oppure attendere. L’incertezza derivava dal fatto che volevo verificare se nel prosieguo avrei trovato ciò che fino ad allora non c’era: la narrazione infatti non mi coinvolgeva. Non mi riferisco allo stile di Murakami, che risente della filosofia podistica degli americani, ma a ciò che narrava. All’indomani, prima di spegnere la luce per dormire, ero alla fine del terzo capitolo ben predisposto ad un lungo sonno.
Le letture delle mie vacanze erano già definite e non avevo programmato di portarmi il libro di Murakami che fino ad allora non mi aveva convinto. Anzi, mi aveva un po’ deluso. Mi sono detto che forse mi aspettavo troppo, lusingato dalle lodi di altri podisti. Incerto se metterlo o meno in borsa per la trasferta, ho deciso per il sì. Piuttosto di un libro lascio a casa un maglione, e convinto che nelle pagine a seguire avrai trovato parole che avrebbero rilanciato la mia attrazione, invece che in valigia lo misi nella borsa da viaggio.
La noia della lunga trasvolata non è stato mitigata dalla lettura e la mia attenzione non correva lungo i sentieri idilliaci di Murakami. Mi dicevo che sotto l’ombrellone avrei trovato lo spirito giusto per leggerlo, soprattutto perché non ero più condizionato dalla tanta corsa degli altri, che impregna le mie giornate. Non pensando più a tabelle, diari, tempi, ritmi e gare, sarei stato meglio predisposto. Il segnalibro, un panorama della campagna toscana piena di ridenti girasoli, era però l’unico motivo che mi portava ad aprire quel libro. Più proseguivo la lettura e meno ci capivo.
Come mai non mi sentivo stimolato com’era successo a tanti altri? Anzi, confesso che Murakami mi era diventato anche antipatico e m’irritava. Leggendo le sue note tecniche scoprivo che era uno sprovveduto. Possibile che un podista sviluppi congetture tecniche che non trovano riscontro né nella fisiologia e neppure nella logica delle cose?
E quando ho letto che “a causa dell’alto tasso di umidità il sudore evaporava subito appena toccava l’asfalto”, ho chiuso il libro proponendomi di non proseguire più. Quando il tasso di umidità è altissimo significa che l’aria è intrisa d’acqua tanto da non consentire il passaggio dallo stato liquido a quello gassoso. Va beh! Si tratta di un “romanzo”, e quindi ci sta arricchire il contenuto con qualche nota particolare…
Per un paio di giorni la sfocata copertina del libro aveva lo stesso mio umore nei confronti di quel libro. Ma poi, per la voglia di leggere dell’altro, mi sono impegnato in una progressione finale, convinto che ormai non avrei trovato più nulla di stimolante. E così è stato.
Conclusa la lettura avevo lo stesso stato d’animo di quando, il primo novembre dello scorso anno, camminando, attraversavo il Central Park. Delusione. Mentre tutti tagliavano il traguardo a braccia alzate io procedevo sconsolato.
Perché tra quelle pagine non avvertito la stessa scossa elettrica di tanti altri lettori? Con il tempo ho cercato di darmi una spiegazione: le situazioni che ha descritto “Murakami San” io le ho provate per oltre un trentennio. Forse sono aspetti consolidati ai quali non presto attenzione, sebbene correre all’alba quando la notte cede spazio al giorno mi fa sempre avvertire sensazioni immutate. E tra i rumori delle mie scarpe sull’asfalto, l’affannarsi dei miei pensieri, sono sempre distratto da un dolce cinguettio. Forse non era il libro per me. Mi sono riproposto di leggere qualche altro romanzo del giapponese, ma ogni volta che in libreria sfoglio le pagine di un suo lavoro è come se avvertissi una vecchia cicatrice che fa sentire un dolore profondo. Per ora è più forte di me.
Buon compleanno... 03-03-2010
“Se anche lo raccontassi non ti crederebbe nessuno”.
Un paio di anni fa ho vissuto una vicenda che nel tempo è penetrata nel mio intimo come non avrei mai immaginato; e ancora adesso condiziona la mia vita.
Ho “conosciuto” una persona, con la quale non ho mai parlato, e neppure l’ho incontrata. Nonostante ciò, e sebbene non conosca il suo vero nome, posso dire che è una delle persone più care. Forse il migliore amico che io abbia mai avuto.
Lui un giorno mi ha ricordato che "Stat rosa pristina nomina, nomina nuda tenemus"…
Ho accettato di vivere lo stimolante rapporto con lui anche se condizionato da tali oscuri aspetti perché era basato sulla totale fiducia reciproca.
E così, com’era improvvisamente apparso, lui è misteriosamente svanito. Per me non c’è alcun modo per contattarlo.
Oggi compie gli anni e vorrei fargli gli auguri.
Buon compleanno, amico.
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