16/10/2012

Pizzowhat di Correre - Numero 336 - Ottobre 2012 - Il tempo passa. L'entusiasmo no

PIZZOWHAT
Numero 336
Ottobre 2012

Il tempo passa. L'entusiasmo no

Correre non c’era quando ho iniziato a correre. E Google è arrivato ancora più tardi. Disporre di informazioni tecniche riguardo alla corsa, all’inizio degli anni settanta era praticamente impossibile. Il primo libro che ho sfogliato, e studiato, per sapere come ci si doveva allenare, era indirizzato agli studenti dell’Isef. Lo avevo trovato nella biblioteca delle scuole superiori. Al mio paese la biblioteca comunale non era ancora in funzione; l’ho potuta frequentare solo qualche anno dopo. In edicola era disponibile una sola rivista di sport praticato, ma era dedicata al “body building”, e poteva anche essermi utile visto che ero stato scartato alla visita medica militare per insufficiente toracica.
Il primo testo che trattava di atletica me l’avevano dato invece ad un convegno promosso dal CSI, ma dopo aver letto un volumetto recuperato al Centro Coni di Schio che considerava la preparazione di Lanzi, Ambu e Conti.
Un paio d’anni più tardi, sull’onda dell’entusiasmo del fiorire del movimento del jogging negli USA, in edicola e libreria c’erano in vendita numerosi testi che trattavano della corsa. Non me li potevo però comperare tutti perché le mance dei genitori e dei nonni erano dell’ordine di qualche centinaio di lire, ma a me servivano multipli un po’ superiori. La rinuncia ad acquistare i fumetti di Alan Ford mi consentiva di fare più cassa, ma non era sufficiente. Le gambe mi sono venute in aiuto anche in quell’occasione. Iniziavo a vincere le prime gare e potevo accumulare qualche rimborso spese, anche se per un qualche mese sono stato soggetto al bullismo da parte dei podisti della categoria senior. Pur battendoli e vincendo quindi la classifica assoluta, appartenendo alla categoria juniores mi spettavano premi più modesti, spesso più che dimezzati.
Ad ogni modo una parte delle mie vincite le destinavo all’acquisto di libri che trattavano della corsa, anche se il podismo era solo una parte marginale del volume. “Il libro dell’atletica leggera” (Garzanti e Coni per lo Sport, 1974) è stato il testo che ha cambiato l’approccio tecnico al modo di allenarmi. In copertina era ritratto Valery Brumel che superava l’asticella del salto in alto con lo stile ventrale, ma all’interno la sezione del podismo era ben spiegata e soprattutto ben illustrata. Ricordo con quanto forte fu lo stimolo a mettere in pratica ciò che i disegni illustravano. Era ritratto un podista che correva su tracciati panoramici di campagna davvero ben riprodotti. Per ogni mezzo di allenamento (ripetute, corsa media, progressioni, fartlek, eccetera), una specifica illustrazione evidenziava i percorsi e come affrontarli, ed io mi proiettavo mentalmente in quella sorta di salva schermo cartaceo.
Ancora oggi, quarant’anni dopo, quelle immagini dai tratti un po’ sbiaditi, hanno la stessa carica emotiva. In quel podista su carta rivivo ed avverto le piacevoli sensazioni di correre libero per la mia campagna.
Questa si sta purtroppo restringendo sempre di più, ma come allora io corro con lo stesso entusiasmo.

Commenti

entusiasmo
fantastico provo le stesse sensazioni quando guardo anch'io vecchi libri sulla corsa ho un piccolo manuale degli sport olimpici con disegni bellissimi che tutte le volte che lo sfogliavo ( ora è un pò che non lo faccio ) mi veniva voglia di uscire e correre grazie orlando
Da Public il 17/10/2012 06:55