16/10/2012

Pizzowhat di Correre - Numero 335 - Settembre - Mi spezzo ma non mi piego

PIZZOWHAT
Numero 335
Settembre 2012

Mi spezzo ma non mi piego

“Mi spezzo ma non mi piego” è un mantra molto usato dai podisti in genere, che si ritrovano a procedere sulla strada della stanchezza e fatica, minata da incertezze ed insicurezze. Grande forza di volontà è, in effetti, la caratteristica rilevante di chi affronta impegnative competizioni, spesso non preparate nei modi canonici sia per la poca disponibilità di tempo, sia perché è tecnicamente impossibile allenarsi per distanze rilevanti e che presentano difficoltà altimetriche esorbitanti. In poche parole la forza di volontà, miscelata spesso con l’orgoglio, compensa alle carenze tecniche. Tanta ammirazione quindi per quanti riescono a gestire situazioni spesso fuori del comune. Si resta anche ammagliati per come raccontano di queste loro esperienze, da veri uomini di ferro, che meriterebbero un appellativo ancora più solido visto che sul traguardo arrivano davvero tanto tempo dopo aver mosso il primo passo.
Da un “atleta di ferro”, ti aspetti gran fermezza, tanta tenacia, molta determinazione e forza di volontà a profusione. Lo stesso vale per un “maratoneta comune”. Sembra che niente e nessuna avversa condizione li possa mettere in difficoltà. Invece qualche punto debole emerge, a volte in modo evidente, in altri casi affiora scavando appena un po’ nell’intimità dell’atleta.
Anche se dotati di forte determinazione ci sono podisti deboli invece sul piano alimentare. Questi “atleti” sono incapaci di controllare l’assunzione calorica e così, pur allenandosi con stoicismo, cedono ad un’alimentazione viziosa e sregolata. La gola cede al controllo e nessuna forza di volontà impedisce alle calorie in eccesso di intaccare la silouette da atleta.
Per altri il “peccato” è più subdolo: non sanno rinunciare alla sigaretta. Non si tratta di fumatori incalliti, ma anche le tre sole sigarette che si concedo durante il giorno, evidenziano un punto debole.
Forse sono solo piccoli vizi, peccati veniali che non intaccano più di tanto la prestazione. Essere disciplinati e ligi, con una vita regolata, senza dubbio porterebbe ad un’ottimizzazione della prestazione. Forse contenuta: qualche minuto in meno non modifica oltremodo il senso tecnico della prestazione. Dopo tutto nelle competizioni di endurance il responso del cronometro vale marginalmente.
Sorprende però l’incongruenza di atleti dotati di volontà di ferro. Per una sorta di proprietà transitiva, ti aspetteresti che sportivi in grado di superare difficoltà abnormi siano esempi di disciplina ed autocontrollo, e che non inciampino invece su aspetti banali. Puoi chiedere a loro di percorrere più chilometri, ma non di rinunciare a quel piccolo punto debole.
Dopo tutto un “uomo di ferro” può non essere un superman.