16/10/2012

Pizzowhat di Correre - Numero 331 - Maggio 2012 - Non siamo struzzi

PIZZOWHAT
Numero 331
Maggio 2012

Non siamo struzzi

Con la stessa determinazione che hanno nel correre un medio, ci sono podisti che quando salgono in automobile calcolano quanto tempo impiegano per arrivare a destinazione, soprattutto nei giorni di lavoro. Amici mi hanno riferito che da qualche settimana, più precisamente da inizio anno, impiegano una decina di minuti in meno del solito nella tratta Bergamo - Milano città. Tale miglioramento non è certo da imputare all’efficienza del mezzo, e neppure ad una maggiore determinazione per arrivare prima. Con il costo dei carburanti c’è chi è addirittura meno aggressivo alla guida ed appoggia il piede con maggior riguardo sull’acceleratore. Il minor tempo di percorrenza è invece da imputare ad una più bassa concentrazione di traffico: sembra che i camion in giro al mattino siano il 20% in meno del solito. E’ strano perché di tir se ne vedono sempre tanti, ma è proprio così. Sulle strade non ci sono però solo meno camion, ma anche meno auto perché più gente non va a lavorare. La crisi economica si diffonde ancora in maniera particolarmente marcata. Le difficoltà a tirare avanti sono oggettive e le prospettive non sono per nulla favorevoli. Si dice che a fine anno si potrebbe evidenziare qualche segnale di miglioramento, ma per ora siamo a fare i conti con situazioni più immediate, che lasciano incertezza, dubbi e tanti timori. Nel raccontarci le cose condividiamo sensazioni comuni, con la convinzione che se andrà avanti a lungo così, la situazione sarà davvero critica. Fossimo in corsa, si potrebbe affermare che aspettiamo il prossimo chilometro per vedere come sarà, ma è già da tempo che si avverte qualche disagio e che si deve quindi stringere i denti.
Nella quotidianità l’umore per fortuna è stemperato da altre difficoltà, quelle fisiche. La corsa, che a volte annebbia i pensieri e toglie energie, è però un buon salvagente. Per quelle decine di minuti in cui portiamo il corpo in giro per le strade, togliamo anche la testa dai pensieri e dalle preoccupazioni. Siamo abili a spostare le difficoltà reali in difficoltà artificiose. Di certo dannarsi l’anima a percorrere dei chilometri qualche secondo più velocemente non ci risolve i problemi, ma chissà com’è, mentre siamo lì a sbuffare, soffrire, intestardirci, sembra che il resto delle cose che ci girano attorno non ci riguardino. La nostra testa, assieme al corpo, sembra vivere per un po’ di tempo in un altro pianeta, quello dei “matti” perché, com’è sempre difficile spiegare a chi non corre, proviamo piacere a faticare e soffrire.
Così, mentre la gran massa delle persone non ha valvole di sfogo che scatenarsi in altre attività discutibili (è stato evidenziato come sia aumentata considerevolmente l’attività nei giochi d’azzardo), gli sportivi si spompano per dimenticare. E non è come fa lo struzzo che nel mettere la testa sotto terra cerca di non vedere come stano le cose; siamo consapevoli che dopo la doccia ritroveremo il mondo come lo abbiamo lasciato. Ma poter dire “ho corso, quindi sto bene”, è un bel modo per vivere le giornate con un orizzonte più sereno.