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dicembre 2016

13/12/2016

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Sono i secondi che uno dei tre corridori scelti da Nike, Eliud Kipchoge, Lesisa Desisa e Zersenay Tadesse, deve impiegare per completare la distanza della maratona.

L'azienda di Beaverton ha annunciato ieri l'appoggio al progetto, denominato Breaking2 e che sarà presentato lunedì prossimo, per far sì che un di questi tre corridori da essa sponsorizzati, riescano ad infrangere il muro delle 2 ore. Si tratta di correre a 2'48”69 a chilometro (appunto a 21km/h), un ritmo non certo agevole da tenere, tanto che le previsioni matematica riportano che questa barriera potraò essere abbattuta tra il 2035 ed il 2050.

Il palcoscenico è molto allettante e già oggi in rete si discute, con numeri alla mano, quali dei tre corridori sopra citati (e non sarà mai Tadesse, primatista mondiale della mezza maratona ma in grado di correre la maratona in solo 2h10'41") sarà l'autore di questa impresa.

Io dico subito che il maratoneta che correrà la distanza in meno di 2 ore forse non è ancora nato, e se è già al mondo, appena appena sa camminare o poco di più.

I tantissimi che discutono di questo progetto sportivo, una grande sfida fisiologica, fanno supposizioni di vario tipo per rilevare il potenziale di questi atleti (VO2max, soglia anaerobica, chilometraggio settimanale, e via dicendo).

Io credo invece che i numeri da leggere siano diversi. Con questa forte operazione mediatica, già iniziata lo scorso anno dall'australiano di nascita Yannis Pitzidalis (con padre greco) e residente in Inghilterra, la Nike punta ad accaparrarsi un palcoscenico molto ampio di quello sportivo solo per contrastare la forte crescita della diretta rivale Adidas che ha aumentato noveolmente la quota di mercato.

Nell'ultimo anno il valore delle azioni di Nike ha perso il 19,92% mentre Adidas ha lo ha aumentato del l 62,7%

Per recuperare questa perdita di potere economico Nike deve fare un'operazione commerciale particolare: deve mettere sul mercato un modello di scarpe che nessuno ha ancora ideato.

Chi ha letto la mia newsletter (Scarpe spaziali (21 novembre 2016) sa cosa sta succedendo nei laboratori di Beaverton, e quando mi è stato riferito che il modello sperimentale attuale consente un miglioramento del rendimento meccanico del 10%, può immaginare che il fatto di correre la maratona in meno di 2 ore verrà probabilmente anticipato di 15-20 anni. Questo modello sperimentale, che stanno usando solo 5 atleti al mondo, ed ora probabilmente anche i tre indicati dalla Nike per il progetto Breaking2, avrà il suo apice alle Olimpiadi di Tokyo, quando secondo i tecnici di Nike, la scarpa consentirà un miglioramento dell'efficienza meccanica fino al 20%.

Quantificare questa percentuale non è semplice. Se applicata alla potenza aerobica dell'eritreo Tadesse (58'23” di personale in mezza maratona) potrebbe valere 1h56' in maratona (!).
L'efficienza meccanica, un aspetto fondamentale in maratona, non è quantificabile con numeri precisi, ma l'atleta che sa correre bene (e Kipchoge ne è un esempio, ma ancora di più Bekele) ha un vantaggio considerevole perché spenderebbe meno energie da riservare quindi per andare più forte.

So che molti appassionati avranno reazioni negative al fatto che Nike voglia portare avanti ricerche così spinte, ma lo stesso è accaduto negli anni passati nel mondo del ciclismo. Basta pensare alle biciclette che usavano Mercks e Gimondi che non consentirebbero ai forti campioni attuali di pedalare per ore a medie molto alte. E le scarpe con cui io ho vinto a NY nel 1984 e nel 1985, al confronto di quelle che si usano oggi, non le metterebbe neppure il più sprovveduto degli amatori.

Per gli appassionati di atletica, questo progetto del Breaking2, è certamente affascinante ma può apparire anche come una rilevante forzatura dei limiti umani.

E speriamo che questi limiti non siano forzati da altri modi di intervento prestativo!



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