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marzo 2017

15/03/2017

Se 75 km vi sembrano pochi...

Erano trentanni che non calpestavo i campi di un Campionato Italiano di Cross (allora come atleta al CdS di Villa d'Almé, in mezzo a tanto fango) e tornare sui campi di gara, in questo caso nella splendida cornice di Gubbio, è stato davvero entusiasmante.

Da tempo sto rivivendo le emozioni delle competizioni “federali” grazie al gruppo dei ragazzi della Novatletica Schio/Atletica Vicentina. L'esperienza di allenatore di giovani è molto stimolante, così particolare che di notte -quando non dormo – i miei pensieri sono impegnati a dipanare i dubbi che ho, visto che devo allenare atleti che ancora non lo sono per la loro giovane età. Non sapete quanti dubbi mi vengono quando vorrei proporre allenamenti stimolanti per dare loro l'opportunità di miglioramento (e quindi soddisfazioni personali), ma il rispetto della loro crescita fisica e psicologica mi trattiene e mi impongo sempre di avere pazienza, perché l'atletica vera comincia più avanti.

Solo Pietro e Massimo (rispettivamente di 17 e 18 anni) sono più evoluti nel gruppo, perché più “vecchi” e soprattutto già “strutturati”. Con loro posso forzare un po' di più, anche se procedo sempre con moderazione. Ho passato mesi a “studiarli”, valutando la loro risposta fisica in relazione ai carichi di allenamento che proponevo, basati sulle mie conoscenze ed esperienze. Dovessi allenare un atleta più evoluto sarebbe più facile perché ho idee ben chiare, ma con loro è difficile per le varie situazioni da gestire.
Mi sono confrontato con altri tecnici che hanno più esperienza con i giovani, ma non ho trovato conforto perché i due ragazzi si allenano … poco. I loro coetanei, che hanno già ottimi risultati, si allenano il doppio, letteralmente il doppio, non in senso figurato.
Stefano Baldini scuoteva la testa (sorridendo) quando alla Cinque Mulini gli riferivo che Massimo (4° in quell'occasione) percorreva 60-65km la settimana. Avrei dovuto aumentare il carico per allinearlo a quello dei big di categoria? Certamente sì, ma con tanta prudenza.
Nel modulare i carichi mi sono sentito come un “farmacista” che procede con dosaggi da “bilancino”. Nelle 3 settimane prima del campionato di Gubbio Massimo è arrivato a ben (!) 75km, Pietro ancora meno. In allenamento i ritmi che tenevano non erano così esaltanti ed entusiasmanti, e durante l'inverno hanno fatto meno carichi rispetto all'anno precedente... ma meglio così, perché non mi sono fatto illusioni. Mi sono sempre detto che “c'è tempo per i progressi”. Dopo tutto mi ripetevo che neppure io, nella mia carriera, sono stato un ottimo atleta da allenamento. Anzi: le sedute che svolgevo, seppure buone, non erano mai esaltanti.

Un paio di settimane prima di Gubbio ci sono stati segnali più confortanti da parte di Massimo, il più forte dei due: un'ottima gara al campionato regionale, una “discreta” seduta qualche giorno dopo (ma con segnali positivi)... fino alla domenica prima di correre a Gubbio, quando ha fatto una prova davvero esaltante su un percorso molto muscolare (selezionato specificamente per "metterlo in crisi"), nel quale ha corso con un rendimento “esaltante” e con una risposta fisica (frequenza cardiaca) ragguardevole. Io ero timoroso che avesse spinto troppo; lui invece a tranquillizzarmi di avere corso in scioltezza (come in effetti avevo visto). Tornato a casa ho riferito a Ilaria che Massimo era in piena forma. Mia figlia Chiara ha detto con sicurezza (a dire la verità lei lo affermava da tempo, da tutto l'inverno) che Massimo sarebbe andato sul podio. “Figurati. E' bravo se arriverà da 5° a 8°” le avevo risposto.

Domenica mattina, all'ultima di tutte le gare in programma, ho vissuto delle sensazioni impensate. Partita la gara juniores ho voluto trovarmi un punto di osservazione senza la presenza di altre persone, in modo da passare a Pietro e a Massimo gli accorgimenti adeguati. Pietro è stato condizionato dalla gestione delle tensioni dovute alla lunga attesa prima della partenza; arrivati sul campo gara alle 9.30, la gara era prevista alle 13.45, un tempo di attesa lunghissimo che ha condizionato molto Pietro, purtroppo. Massimo invece ha gestito bene l'attesa, concentrato e determinato a fare bella figura.
Avevo già descritto a Massimo i probabili scenari agonistici, ma le previsioni possono essere (giustamente) diverse dagli eventi reali. Lui ha già un'ottima capacità agonistica e la sua lettura degli sviluppi tattici è molto buona: direi che non ha bisogno di consigli. Per due dei 4 giri stava andando come previsto. Ero stato raggiunto dal fotografo Colombo che mi chiedeva se avevo qualcuno in gara. Gli avevo riferito che seguivo quel ragazzo con la canottiera arancio e che speravo rientrasse tra i primi 8 (allora erano ancora in 11). Ma a metà del terzo giro, quando gli sviluppi della gara avevano selezionato il gruppo e Massimo era 5°, all'attacco del 4° posto, ho troncato la conversazione e sono scattato verso il punto del percorso più critico per incitarlo a proseguire nell'azione. Il 4° posto era diventato così realtà, e Massimo non doveva perdere la concentrazione ed accontentarsi. Lui, tenace, ha resistito spostando la sua attenzione sulla schiena del terzo, e quando l'ho visto percorrere la salita del contro rettilineo dell'arrivo con la stessa spinta dell'allenamento della domenica precedente, ho sentito una forte emozione.
Quel momento era il pezzo del puzzle che mi mancava, ed ora tante cose mi sono apparse luminose e perfettamente sincrone. Da qui posso partire, consapevole che ho le risposte alle mie domande, che continuerò a farmi giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Tra tante convinzioni mi conforta che Massimo, con i 75km a settimana, è come uno “studente di terza media”, e per quest'anno continuerà ad essere tale, pur essendo arrivato sul terzo (sfiorando il secondo) gradino di un Campionato Italiano. Nella seconda parte della stagione inizierà a studiare come un allievo delle “superiori”.



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Commenti

Va bene

A quell'età 75 Km a settimana vanno più che bene. Ci sono gli impegni scolastici che cominciano a pesare, primi amori, etc.
Se c'è il talento viene fuori anche con un carico di quell'entità.

Nicola Di Nisio15/03/2017 14:54:55

Campionati italiani di cross

Ciao Orlando leggere queste righe che scrivi mi ha fatto emozionare e mi ha fatto capire quanto sia importante trovare sempre nuovi stimoli come tu stai facendo con i giovani che alleni. Sei un grande allenatore e una gran persona.
buona giornata

Alessandro Pascolini15/03/2017 15:32:00

fortuna

spero che questi ragazzi si rendano conto della fortuna che hanno a poter essere seguiti da una persona come te!

Anonimo16/03/2017 14:46:25

Scippare la loro scelta

Quindi se capisco bene ci sono allenatori che chiedono ai loro ragazzi, non ancora magiorenni, di correre 150 km a settimana ?.
Al di là delle considerazioni tecniche e fisiologiche mi sembra che non sia intellettualmente onesto esigere questo sforzo; la nausea o una certa saturazione alla pratica di questo sport da parte di un ragazzo mi sembra sicura e certa. In fin dei conti rischiano di scippargli la scelta che i ragazzi avranno di decidere, fra qualche anno, se continuare a praticare sport e con quale intensità. Questa scelta è del ragazzo/atleta....

Paolo A.20/03/2017 10:01:09

Re: scippare la loro scelta

Paolo,
"letteralmente il doppio" si riferisce ai km che Massimo faceva prima (cioè 60-65 a settimana), quindi alcuni suoi coetanei ne fanno 120-130 e non 150. In ogni caso io li trovo esagerati.
Poi gli anni degli junior sono 17 e 18, fino ai 19 prima del cambio di categoria. Massimo è ora maggiorenne, così come lo sono gli atleti ai quali mi riferisco quando dico che corrono il doppio di lui.
La sostanza comunque per me non cambia, e hai ragione quando in pratica scrivi che il "troppo storpia" e, soprattutto, rischia di rovinare il ragazzo

Orlando20/03/2017 13:43:31