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luglio 2017

10/07/2017

Living high, training low

Jerry Schumacher, l'allenatore del Bowerman Track Club, sta applicando con i suoi ragazzi la teoria del cosiddetto "living high, training low", vale a dire vivere in quota ed allenarsi in pianura.
Così nei due giorni scorsi sono sceso da St. Moritz a Chiavenna per assistere agli allenamenti in pista dei suo atleti. Fa un certo effetto lasciare il fresco dell'Engadina (18-20°) per arrivare nell'afa (30-32°) della pista di Chiavenna.
Sabato ho assistito alla seduta di Emily Infeld (seconda ai Trials sui 10 mila metri e terza ai mondiali del 2015 a Pechino) e Courteny Frericks (seconda ai Trials sui 3000m siepi), e domenica mattina allo stesso allenamento di Evan Jager (argento a Rio sulle siepi e primatista americano), Shelby Houlihan (vincitrice dei trials in 15'08" sui 5000m) e Colleen Quiegly (terza sui 3000m siepi ai trials).
Avevo già visto in azione questi ragazzi lo scorso novembre a casa loro, a Beaverton (Oregon) all'inizio della preparazione invernale, e gli allenamenti di quel periodo erano incentrati sul lavoro quantitativo. Ora questi ragazzi stanno rifinendo la condizione di forma per i Mondiali di Londra e le sedute sono più tirate.
E' stata una bella esperienza ed emozione vederli inanellare giri su giri ad un ritmo molto "allegro", ma ciò che mi ha impressionato è stata la facilità di corsa di Evan Jager. La sua falcata è regale, il contatto dei piedi a terra è impercettibile e lo sforzo praticamente inesistente. Nel silenzio dell'impianto di Chiavenna Evan sembrava un essere evanescente.
E a fine seduta lo sforzo non gli è neppure costato tanto: pur correndo più velocemente rispetto alla proposta della tabella, aveva ancora margine per accelerare.
Un ragazzo nato per correre... velocemente.



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