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Tutta l'esperienza e la passione di una vita di corsa.
Io apro le strade che gli altri percorrono

gennaio 2018

31/01/2018

I provocatori

Internet rappresenta una grande opportunità per acquisire tante informazioni: ogni giorno ho modo di leggere articoli tecnici e scientifici correlati al mondo del podismo, ma 9 su 10 non propongono stimoli interessanti. Quasi sempre si tratta di informazioni già riportate, e sono “rari” gli articoli che mi arricchiscono e forniscono notizie che portano ad una riflessione. Questi provengono da autori che vogliono essere provocatori, e credo che solo chi si pone mentalmente verso gli estremi del pensiero comune riesce a cogliere ciò che può stare oltre a ciò si pensa. Sono gli anticonformisti che aprono nuove strade, perché vedono e pensano “diversamente” da tutti gli altri; ma per apprezzare le loro idee è necessario avere la mente aperta. Leonardo da Vinci, come riportato in un'interessante recente biografia di Walter Isaacson che propone il genio toscano in una prospettiva pratica, metteva sempre in discussione la realtà per avere punti di vista che consentivano di “entrare nelle cose”.

Sono pochi gli allenatori e i fisiologi in grado di essere sempre all'avanguardia, e spesso le loro proposte sono contrastate. Tra questi Noakes per la teoria del Central Governor e Péronnet riguardo l'inesistenza della soglia anaerobica, oltre ai metodi di allenamento di Canova e di Salazar.
Di recente ho letto un articolo molto provocatorio ed “estremista”, e per questo appunto interessante. E' stato scritto da un allenatore di velocisti (ho trovato solo il nome, Paul) che afferma che il problema che determina una limitazione nelle prestazioni di resistenza non è la mancanza di ossigeno (come affermava il premio Nobel britannico A.V. Hill), ma una carenza delle funzioni muscolari.
Contrariamente a quanto affermano tanti “specialisti” del mondo aerobico, secondo lui potenza e resistenza sono strettamente correlate, tanto che la perdita di efficienza muscolare di un quattrocentista è uguale a quella del maratoneta.
Dopo una serie di esemplificazioni tecniche che portano ad affermare che la fatica e la stanchezza incidono sulla contrazione muscolare, si può fare una previsione del tempo che un podista può ottenere in maratona partendo da un test sui 50 e sui 300m.

Quanti di voi credono a questa sua affermazione? Immagino nessuno.

Questo allenatore americano ha invece prove numeriche. In occasione di una maratona corsa nell'Oregon, alla quale ha partecipato anche lui, ha distribuito 548 questionari nei quali proponeva di fare la previsione cronometrica del tempo di maratona a chi avrebbe fatto i due test sui 50 e sui 300 metri.
Siccome sono stati in pochi a dare attenzione a questa proposta (praticamente nessuno gli credeva, come la maggioranza di voi) i questionari compilati sono stati 178.
Le sue previsioni hanno avuto un'attendibilità altissima (margine di discostamento di 90 secondi): ha predetto correttamente il tempo al 87% dei soggetti.
Considerate che le previsioni cronometriche in maratona basate sul test del lattato sono attendibili al 62%, e quelle che fanno riferimento al valore del VO2max al 47%.
Paul afferma che un podista dedito alle corse di resistenza deve prestare molta più attenzione al lavoro muscolare rispetto a quanto si è soliti fare, riconoscendo ovviamente che l'allenamento fondamentale del maratoneta è correre a lungo.

Dalle annotazioni tecniche dell'articolo di Paul, ho deciso di provare a mettere in pratica alcuni dei suoi suggerimenti e i vantaggi sono stati praticamente immediati. Già dopo tre “semplici” sedute di allunghi (ho iniziato con 4 prove ed ora sono arrivato a 8, fatti alla fine di sedute di corsa lenta di 60') corsi arrivando all'esaurimento muscolare, ho iniziato a correre più forte la semplice corsa lenta. Il motivo è ovvio: è migliorata l'efficienza muscolare. Non sono diventato più resistente perché corro al massimo per un'ora (per tre volte la settimana, di cui due svolgendo stimoli di resistenza specifica), ma corro più svelto.

Di questi tempi in cui mi alleno solo per diletto, sono la cavia per provare “cose nuove”, che successivamente elaboro per altri, a partire dai “miei” ragazzi del campo. E gli sviluppi sono interessanti, anche se con i giovani serve pazienza.

Orlando



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Commenti

Necessari

Questo tipo di approccio è necessario e fondamentale per aprire nuove strade, ma come sempre richiede validazione a lungo termine con protocolli rigidi, altrimenti si rischia di cadere sul provo e ......poi subentrano sensazioni e condizioni di test di difficile interpretazione oggettiva

andrea.dugato31/01/2018 12:25:44

Esaurimento Muscolare

Cosa si intende esattamente per allunghi corsi ad esaurimento muscolare?
Grazie!

Mirco31/01/2018 14:05:41

Esaurimento muscolare

Si tratta di correre un numero di allunghi (a spinta molto accentuata, nel mio caso falcate prossime ai 2 metri di lunghezza) della durata di 15-20", fino a quando i muscoli non sono più in grado di lavorare (esaurimento muscolare, non per elevata acidificazione ematica), tanto da non riuscire a mantenere la lunghezza della falcata che si ha nel corso della prova.

orlando31/01/2018 14:18:21

Grazie

Grazie Orlando, chiarissimo! Anche io inserisco sempre gli allunghi al termine della corsa lenta ma non ho mai avvertito questa sensazione di esaurimento muscolare, proverò a spingere di più.

Mirco31/01/2018 14:39:59

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