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15/02/2018

Quattro chiacchiere con Canova

Anche Canova è un allenatore che da tempo “sta sotto i riflettori”. L'altro è il più volte da me citato Jerry Schumacher, che con Alberto Salazar, ho avuto modo d'incontrare a Portland (o meglio, al Quartier Generale di Nike a Beaverton).
Per parlare con Canova si deve andare a Iten, in Kenya, ma purtroppo non penso di poter fare questa trasferta, anche se ho ancora attiva la prenotazione in un hotel del posto per il periodo di Pasqua. Più passano i giorni e meno è probabile che possa affrontare questa trasferta, ma non ho voluto perdere l'occasione d'incontrarlo a San Giorgio sul Legnano il giorno prima del cross del Campaccio in occassione del convegno “Go for Gold”.
Il tempo a disposizione per scambiare qualche battuta non poteva essere tanto, ma mi bastavano un paio di sue risposte per chiarire le curiosità che mi erano sorte studiando molto materiale tecnico, a suo riguardo, che mi ero portato in vacanza.
Non è la tabella di allenamento del neoprimatista europeo di maratona, il norvegese Sondre Moen (che Canova ha permesso di pubblicare su vari siti) ad avermi incuriosito, ma la sua filosofia.
Canova mi ha riferito che il suo modo di allenare ha radici nella scuola italiana di maratona degli anni '80, pur considerando che da allora ci sono state inevitabili evoluzioni, sebbene la base tecnica è relativa a quando - in quegli anni - si percorrevano davvero tanti chilometri. Superare regolarmente 200 chilometri la settimana è un elemento tecnico normale, e arrivare a 230-240 può fare la differenza. Questo si faceva appunto allora, negli anni '80.
Il mio record di chilometri la settimana è 272, ma regolarmente ne percorrevo tra 220 e 240 per un periodo di 6-8 settimane.
Rispetto ad allora, Renato mi ha riferito che i maratoneti forti ora corrono spesso velocemente, aumentando la “qualificazione” delle sedute.
“Ai tuoi tempi si faceva già bene” mi ha indicato “perché si era all'avanguardia, ma poi ci si è in generale dimenticati di come ci si dovrebbe allenare, pensando che si possano fare ottime prestazioni correndo di meno”.
“Per i tuoi tempi il carico che si faceva rappresentava il limite che pensavamo (noi tecnici, con riferimento anche al mio allenatore Lenzi), e 30 anni dopo i limiti sono stati spostati molto avanti. Allora il record del mondo era 2h07' e tutti facevamo riferimento a quel limite”.
“Quando in allenamento correvi 4x5km pensavamo che fosse uno stimolo adeguato per avvicinare 2h08'. Ora si arriva a fare 3x10km sapendo che questo sforzo è necessario per correre la maratona in 2h03'”.
“A quei tempi ci si accontentava di correre il lungo di 42km in 2h22'-25'. Ora i miei atleti corrono la maratona in allenamento in 2h10' e su percorsi alterati”.
“L'esperienza fatta con i kenyani mi ha insegnato che non ci si devono porre tanti limiti. Questo vale per gli africani, ma vale anche per i bianchi. Moen (e ora anche Wanders, che domenica scorsa a Barcellona ha corso la mezza maratona in 60'09”) ha dimostrato che i bianchi non sono affatto inferiori agli africani”.

La breve chiacchierata con Renato ha contribuito inevitabilmente a dare forza alle esperienze che ho fatto come atleta, e sono tornato a leggere con un'attenzione differente i dati degli allenamenti che ho segnato nei numerosi diari della mia carriera. Le basi fisiologiche e tecniche sulle quali si fondava la preparazione mi danno la sensazione che si tratta di elementi fondamentali dai quali non si può prescindere.

Orlando



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Commenti

Bekele

Ciao Orlando,
Hai per caso avuto anche la possibilità di chiedergli di come si sta allenando Bekele ? Dopo un 2017 non proprio soddisfacente per lui la voglia di riscatto deve essere forte.
Sempre un piaciere leggerti.
Saluti

Paolo A.27/02/2018 07:28:09

Bekele

Purtroppo non ho frequenti contatti con Canova.
Ad ogni modo non è più lui che allena Bekele. Attualmente lo segue Mersha Azrat.

orlando27/02/2018 07:57:24