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13/05/2020

Finché si corre in solitaria

La ripresa degli allenamenti di noi podisti è condizionata in questo periodo dal fatto di correre da soli, un aspetto che ha un'influenza sul rendimento, ovviamente.
Ci sono podisti che non riescono a correre da soli, anche se si tratta di svolgere una leggera seduta, e hanno bisogno di compagnia per affrontare e sostenere vari tipi di sedute.
Ci sono altri corridori che invece amano correre da soli e non hanno difficoltà a svolgere sedute impegnative.
Al di là del piacere o meno che un podista ha nell'allenarsi da solo o in compagnia, quando ci si trova nella situazione di correre ad alto impegno, la corsa in solitario non fa rendere come quando si è stimolati da un compagno, o da un avversario.
Il podista solitario è in grado di sostenere buoni sforzi anche quando deve correre ad alto impegno, ma non è detto che il “saper soffrire” sia sinonimo di alto rendimento.
Uno studio condotto da un'università brasiliana ha rilevato che la differenza di rendimento tra una prova di 10km in solitaria e in una gara è di quasi 1'.
Il maggior rendimento che si esprime in gara non dipende dalla capacità di soffrire: i dati raccolti dai ricercatori rilevano che il cosiddetto “indice dello sforzo” evidenziato dai partecipanti, è praticamente uguale, sia che si completi la prova in gara in 40' (per esempio), sia che la si finisca in 41' (test in solitaria).
Quindi, se la capacità di “soffrire” è uguale, la resa è diversa perché in gara si è condizionati dalla presenza di un rivale.
Non per tutti i podisti è così, e lo sappiamo bene.
Il confronto con un avversario può essere stimolante e produttivo, ma anche deprimente e può condizionare il risultato. Ci sono corridori che quando si confrontano con un rivale non riescono a dare il meglio di sé perché perdono l'autocontrollo. Questi podisti rilevano varie cause al mancato rendimento: mancanza di fiato, respiro bloccato, gambe stanche, muscoli pesanti, cuore in gola, male di qua e di là. Questa categoria di corridori riporta che, nelle gare in cui hanno un rendimento negativo, hanno avuto cattive sensazioni perché la mente dà eccessiva attenzione ai fattori negativi.
Di base però il confronto è stimolante, e la corsa in compagnia è più produttiva.

Pertanto, ora che siamo costretti a correre da soli, dobbiamo renderci conto che rendimento, sforzo e fatica sono condizionati da aspetti mentali che la corsa in compagnia normalmente ci risparmia.
Per qualche settimana ancora, fintanto che non si avrà recuperato un discreto livello di efficienza – che è rapido nel versante della resistenza di base e meno reattivo in quella specifica - non si deve essere troppo esigenti dal proprio corpo. Meglio lasciare a casa il cronometro per correre a sensazione, gestendo lo sforzo in maniera positiva.

orlando



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