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08/10/2020

Un record che nasce dai campi

Quando si assiste al miglioramento di un primato mondiale, com'è successo ieri sera a Valencia nella pista del parco “podistico” del Turia, resta l'impressione di un'impresa memorabile.
Molti podisti e sportivi in genere, affermano che correre contro il cronometro non è l'atletica che si vuol vedere. Ma fare un primato del mondo è un'emozione particolare: significa essere la persona più forte al mondo (e spesso per tanto tempo), cioè “non c'è nessun altro umano che sta al tuo passo”.
Questo “mostro” è talmente superiore, che deve essere supportato da altri (forti) podisti incaricati di fare un pezzo della sua gara, perché nessun altro riesce a fare tutta la distanza a quel ritmo. E adesso, per carenza di podisti di questo livello, si è costretti a mettere dei riferimenti artificiali, come le “lepri luminose”.
Insomma, che sia meglio una medaglia olimpica o mondiale, o che il proprio nome resti sugli annali dell'atletica per un primato mondiale, non c'è tanta differenza. Lo è se non si è appassionati di atletica, ma chi ama questo sport deve (sempre) avere a mente i nomi di quei corridori che nel tempo hanno “alzato l'asticella” fino a questo livello. Sono nomi che fanno parte della storia, e nella mia memoria ci sono quasi tutti, almeno da Ron Clarke (28'15’ nei 10.000) in avanti.

Al di là di queste considerazioni, è interessante spulciare qualche aspetto “tecnico” che riguarda questo fenomeno ugandese, che nel 2019 è diventato anche campione del mondo di corsa campestre sull'impegnativo percorso di Aarhus (Danimarca). In quell'occasione, atleti e tecnici avevano riferito che le salite del tracciato erano durissime, mentre Cheptegei le ha definite “di ordinaria amministrazione”.
L'ugandese vive a Kapchorwa, un paese a 1900 metri circa sul livello del mare ad est della capitale Kampala, un posto montagnoso dove non esiste la pianura, neppure in pista (leggi più avanti).

Questi video (un po' “artificiosi”) danno l'idea di dove si allena di solito Joshua con i suoi compagni.

- corsa in natura 1
- corsa in natura 2

Si dice che, a causa dei percorsi molto impegnativi, il ritmo medio che tiene nelle corse rilassate sia di circa 6'/km (!). In effetti, nei video si nota che l'andatura è piuttosto ‘rilassata’. Inoltre, sempre a causa dei percorsi molti impegnativi, e quindi stancanti, Joshua tiene un basso chilometraggio settimanale.
Nel preparare questo primato, come anche quello dei cinque mila, non ha fatto allenamenti sofisticati, tanto che la sua preparazione viene definita metodologicamente “elementare”. Si tratta di sedute che non hanno aspetti tecnici rilevanti, se non per due caratteristiche: correre velocemente e recuperare poco!!!
L'ultimo allenamento impegnativo svolto da Cheptegei, e riportato sul suo profilo di Instagram un paio di settimane fa, era anche tutto sommato “divertente” per come è stato strutturato dal suo allenatore, l'olandese Addy Ruiter: 2x1000m + 3x800m + 4x600m + 5x400m + 6x150m.

Il link del video: la pista di Joshua

E' molto curioso il fatto che la seduta sia stata svolta nella pista di Kapchorwa, che non è una vera e propria pista, se non una traccia in terra battuta in mezzo ad un campo.
Si tratta infatti di un giro di 405-406 metri (!), e neppure pianeggiante. E' composto da un tratto di 50m in decisa discesa, seguito da un tratto pianeggiante di circa 100m e poi un leggero e costante falsopiano di 250m circa. Il ritmo sul giro non è mai praticamente regolare e costante.

Non ditemi più che “non ci si può allenare perché mancano gli impianti”!

orlando



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Commenti

Vantaggi dell'allenamento a 2000 metri

Sebbene sia un tema già dibattuto, qual è la tempistica ideale? Orlando, quanto tempo prima dell'evento target recarsi in quota e per quanto tempo allenarsi a duemila metri? E poi quanto a lungo dura il vantaggio?
Posto naturalmente che un atleta come Cheptegei è residente in quota, quindi non ha problemi di adattamento all'altura, come chi invece vi si reca per un periodo limitato.

Stefano08/10/2020 15:03:37

Vantaggi della quota

La reazione del corpo alla quota inizia già dopo poche ore, ma gli adattamenti indotti dall'allenamento richiedono molto tempo, almeno 10 giorni ma viene suggerito di stare in quota per circa tre settimane. Il vantaggio è rilevante nei primi 8-10 giorni, e poi progressivamente tende a scemare, e si annulla dopo 15-18 giorni. Ci sono modalità, indotte dall'allenamento, per allungare gli effetti. Per un amatore può andare bene fare gli allenamenti del week end almeno a 1200m. Inoltre, si è visto che allenarsi con il caldo favorisce il mantenimento della massa sanguigna e quindi degli elementi che favoriscono il trasporto dell'ossigeno.

orlando09/10/2020 08:51:42

Fondo Lento

Ciao Orlando!
ho letto che nel tuo articolo che viene citata la ricetta magica (metafora) dell'intensità con poco recupero per le sedute di Cheptegei; ora...io da profano mi chiedevo in che misura e in che quantità secondo te sono presenti sedute di fondo lento nel programma di Chepteegei( è possibile ipotizzarne almeno un 60%)...e nell'eventualità sempre secondo te in che misura quest'ultime influirebbero sulla prestazione finale; è possibile inoltre che un'atleta del genere possa trarre vantaggio ad andare anche al 6 al km?
Grazie

Simone11/10/2020 18:50:55

Fondo Lento

La resistenza aerobica, la caratteristica fisiologica che si allena con le sedute di CL, è sempre presente nella preparazione di un corridore di fondo, anche nei mezzofondisti veloci. La frequenza di tali sedute varia da periodo a periodo. In una fase di allenamento fondamentale, identificabile con il periodo di costruzione, la percentuale è molto alta - finanche al 90% - ed ovviamente si riduce mano a mano che si entra nella fase di allenamento specifico, momento in cui si presta particolare attenzione al ritmo gara e alle andature prossime a questa intensità.
In queste circostanze, una seduta di LL (>1h30') viene corsa ogni dieci giorni circa, ma sedute di 1h15' può essere fatta ogni 5-6 giorni. Se poi si fa un'analisi di quanta parte del chilometraggio mensile viene dedicato alla resistenza, si scopre che può essere anche del 80-85% e ciò dipende dal fatto che questi corridori fanno la doppia seduta giornaliera, che corrisponde ad un'uscita di 10-15km. Scremando la conta di chilometri, togliendo appunto la seduta defaticante, la percentuale di corsa aerobica si riduce al 60-70%.

orlando12/10/2020 09:16:33

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