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09/10/2018

Chicago: Mo su tutti

L'esito della maratona di domenica a Chicago mi ha un po' sorpreso, nel senso che non mi aspettavo la netta supremazia di Farah.
Che lui potesse correre su questi tempi, era quasi scontato, ma penso che il clima molto umido della giornata non abbia favorito la massima efficienza fisica dei corridori.
In questa alterata situazione ambientale Farah, ed anche l'etiope Geremew ma così pure anche il giapponese Osako, hanno comunque espresso un alto livello di rendimento. E' molto probabile che con un clima più favorevole avrebbero potuto finire con un crono migliore di qualche decina di secondi. Non so dove si sia allenato Geremew, ma sia Farah sia Osako si sono allenati in quota in zone molto secche (Farah a Flagstaff e Osako in Colorado) e mancavano (probabilmente) degli adattamenti ambientali.
Mi hanno invece deluso i keniani: mi aspettavo di più da Geoffrey Kirui ed anche da Dickson Chumba.
Dalla competizione di domenica è emerso che Farah è sempre più attento a riservare le energie per vincere la gara piuttosto che correre forte, come ha sempre fatto quando gareggiava in pista. L'inglese a pieni giri potrebbe quindi arrivare presto a finire la maratona in 2h04' basso, e forse anche un po' meno.
L'inglese ha evidenziato un assetto di corsa diverso da quello di un anno fa, quando ancora era un mezzofondista, e i margini di incremento prestativo possono arrivare dal fatto di economizzare anche l'azione meccanica. La sua corsa è ancora un po' dispersiva.

Ottimi sono stati i progressi di Suguru Osako, compagno di squadra di Galen Rupp alla Nike Oregon Project, ma non allenato da Salazar, bensì da Pete Julian. I due, pur allenandosi nello stesso impianto (Head Quarter della Nike a Beaverton), non corrono mai assieme.

Relativamente a Rupp, peccato che nel corso della preparazione sia stato condizionato da un'infiammazione ad un tendine d'Achille. La sua efficienza non era ottimale per questa maratona e, nonostante il calo nel finale, ha comunque ottenuto la sua seconda prestazione. C'é delusione da parte del suo entourage perché lo avrebbero voluto a fianco di Farah, almeno fino a poco dal traguardo.

In conclusione, Mo Farah è in “buone mani” ed è molto probabile che le attenzioni tecniche di Gary Lough lo porteranno vicino alla vetta del mondo della maratona, anche se il plurimedagliato della pista non ha mai dato importanza al cronometro, ma solo alle medaglie.
Per questo ha dato appuntamento a tutti a Doha, tra un anno.

orlando

phocredit: Track and Field USA

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