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settembre 2019

28/09/2019

Flashback: da Doha 2019 a New York 1984

Mentre assistevo alla Maratona mondiale femminile la notte scorsa, in un lampo ho rivissuto un episodio importante della mia carriera. La mia prima vittoria a NY 1984 si è realizzata in un clima anomalo, 26°C e 96% di umidità, condizioni che poi si sono modificate nel corso della gara (la temperatura si è alzata ma almeno l'umidità è calata).
Lo so che per alcuni il paragone non regge, ma io venivo da un clima piuttosto fresco, e nessuno si aspettava quelle condizioni a NY a fine ottobre.
La chiave di volta per me è stato un allenamento di qualche settimana prima (4x2000 in 5'50 con 2 minuti di recupero), corso in condizioni pessime a Ferrara, con molta umidità e caldo soffocante. Ricordo che il mio allenatore, mentre mi seguiva in bici, guardava perplesso prima il sottoscritto, grondante di sudore e in netta crisi, e poi il cronometro, scuotendo la testa (correvo le prove dai 15 ai 20 secondi più lentamente di quanto prospettato). “Un allenamento schifoso” - fu il suo commento a fine seduta, dopo che aveva cercato anche di farmi desistere, suggerendomi di fermarmi e di ritentare il giorno successivo in condizioni migliori.
NY 1984 la corsi senza orologio, proprio perché sapevo che non avrei dovuto guardare al tempo bensì affidarmi alle sensazioni. A dispetto di quella che poi diventò un'opinione comune, e cioè che Pizzolato correva bene con il caldo, io lo temevo tantissimo.
Allenarsi correndo a ritmi veloci certamente gratifica ed euforizza, ma a volte gestire il disagio di un allenamento guastato da condizioni avverse può allenare quella parte (mentale) di te che, in situazioni disagevoli, ti aiuta ad avere pazienza, a gestire la fatica, e ad accettarti per come sei in quel luogo, in quel momento, con quel clima. E allora ti accorgi che la seduta “farlocca” ti ha allenato, e ripeti il copione che già conosci, nel mio caso fino ad una vittoria insperata.

orlando



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Commenti

Stupore

Molto interessante il suo articolo che condivido... A me sinceramente la cosa che ha stupito non poco non è la temperatura, tantomeno il tasso di umidità. Quel che mi ha stupito è che nessuna fosse preparata a quelle condizioni atmosferiche, proprio perché assolutamente prevedibili. Lei nel 84 a New York fu un maestro a gestire tale disagio, che non poteva prevedere, ma in Qatar mi dispiace doverlo dire si sapeva quali condizioni si sarebbero trovate. Per me la preparazione doveva essere finalizzata in loco.

Stefano P05/10/2019 10:29:49

Stupore

In effetti, si sapeva che si sarebbe gareggiato con condizioni ambientali molto particolari.
Credo che sarebbe stato vantaggioso un adeguato adattamento termoregolatorio, che necessita circa una decina di sedute di allenamento al clima specifico. Di certo, non avrebbe fatto correre più velocemente i corridori, ma avrebbe ridotto lo stress indotto dal clima

orlando05/10/2019 22:57:28

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