
Tutaonana (arrivederci) Kenya
È tradizione per chi visita il Kenya di farsi realizzare un braccialetto verde, rosso, nero e bianco - i colori di questa Nazione - spesso con inciso il proprio nome. Io non ho rispettato questa tradizione, un po’ perché preferisco non indossare nulla, ma soprattutto perché voglio illudermi di avere altre occasioni per farmelo fare.
Lascio il Kenya con una sensazione che non avrei mai pensato di provare: le tre settimane trascorse in questi luoghi mi hanno fatto vivere emozioni intense. Varie situazioni hanno contribuito a maturarle, ma su tutte hanno inciso le persone – in modo particolare i bambini – oltre ai posti.
Quasi ogni giorno ho fatto camminate più o meno lunghe, immergendomi nei luoghi dove vivono i kenyani della zona, e tanti spazi sono così diventati familiari. Non nascondo che all’inizio mi sentivo fuori luogo, perché con Ilaria eravamo osservati come dei “marziani”, soprattutto transitando su sentieri dove non credo fossero passati altri muzungu. Ma grazie a un cortese saluto e al gesto di distribuire dolci ai ragazzini, girare per le campagne è diventato normale, proprio come se stessi camminando per i sentieri del mio paese.
È stata ovviamente anche una rilevante esperienza tecnica, perché ho condiviso lo sforzo (io in bici, però) dei ragazzi del “Camp Ferrara”. Stare a stretto contatto con gli atleti ha contribuito ad accrescere i miei interessi tecnici sull’allenamento alle quote degli altipiani keniani. Li ringrazio per avermi stimolato a studiare e informarmi, e naturalmente per aver condiviso giorni di vita comune.
Infine, ringrazio i Magnani: Massimo per avermi coinvolto nel progetto tecnico, e Marcello per avermi supportato. Ne è valsa davvero la pena.
ps il souvenir del Kenya è nelle mie scarpe colorate di arancio/rosso, colore delle strade di questa nazione
orlando
Lascio il Kenya con una sensazione che non avrei mai pensato di provare: le tre settimane trascorse in questi luoghi mi hanno fatto vivere emozioni intense. Varie situazioni hanno contribuito a maturarle, ma su tutte hanno inciso le persone – in modo particolare i bambini – oltre ai posti.
Quasi ogni giorno ho fatto camminate più o meno lunghe, immergendomi nei luoghi dove vivono i kenyani della zona, e tanti spazi sono così diventati familiari. Non nascondo che all’inizio mi sentivo fuori luogo, perché con Ilaria eravamo osservati come dei “marziani”, soprattutto transitando su sentieri dove non credo fossero passati altri muzungu. Ma grazie a un cortese saluto e al gesto di distribuire dolci ai ragazzini, girare per le campagne è diventato normale, proprio come se stessi camminando per i sentieri del mio paese.
È stata ovviamente anche una rilevante esperienza tecnica, perché ho condiviso lo sforzo (io in bici, però) dei ragazzi del “Camp Ferrara”. Stare a stretto contatto con gli atleti ha contribuito ad accrescere i miei interessi tecnici sull’allenamento alle quote degli altipiani keniani. Li ringrazio per avermi stimolato a studiare e informarmi, e naturalmente per aver condiviso giorni di vita comune.
Infine, ringrazio i Magnani: Massimo per avermi coinvolto nel progetto tecnico, e Marcello per avermi supportato. Ne è valsa davvero la pena.
ps il souvenir del Kenya è nelle mie scarpe colorate di arancio/rosso, colore delle strade di questa nazione
orlando
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