
Meglio così
Iliass ha tagliato da poco il traguardo alla maratona di Tokyo con il nuovo primato italiano e mi accingo a fare il meritato post, ma sono impacciato perché non so cosa scrivere e non so che foto pubblicare. Ho una sensazione strana perché mi mancano le parole giuste. Butto lì l'immagine della classifica ma sono disorientato dalla mancanza di idee.
Per alcune ore della domenica mattina rimango con addosso la sensazione che manchi qualcosa rispetto a quello che ho visto in diretta durante la maratona.
Mando un messaggio a Iliass e ovviamente mi complimento per il record italiano.
A mezzogiorno mi chiama da Tokyo e inizialmente ho difficoltà ad esprimergli quello che sento, ma dopo qualche parola anche lui condivide la mia sensazione. Si, tutto bene ma a entrambi ci manca qualcosa come se non avessimo ancora realizzato ciò che si sarebbe potuto fare.
Possibile avere questa sensazione nonostante una maratona da record?
Due settimane prima, dopo il test del lattato che Iliass aveva svolto a Ferrara, avevo iniziato a sentire una certa impazienza. Quando l’ho salutato, mentre stava per partire per il Giappone, gli ho detto quasi scherzando di fare presto questa maratona, perché avevo addosso una sorta di “ansia”. L’attesa è stata lunga, e quasi ogni giorno il pensiero tornava alla gara del 1° marzo.
Con Massimo Magnani ci siamo confrontati più volte, soprattutto dopo aver analizzato i dati del test: il riscontro era molto buono, addirittura migliore rispetto ai due test precedenti, quello dell’Europeo di Lovanio e quello del Mondiale di Tokyo. Né io né Massimo abbiamo provato a fare una previsione cronometrica, ma condividevamo la sensazione di trovarci davanti a una condizione tecnica particolarmente favorevole, così buona che metterla in numeri quasi ci “spaventava”.
Come già nei due test precedenti, ci siamo affidati all’esperienza e alla competenza del dottor Fiorella. Le sue indicazioni sono sempre illuminanti, e ogni sua osservazione mi apre a riflessioni che mi aiutano a vedere le cose con un’ottica migliore. Grazie, Pierluigi.
Di questa prestazione di Iliass mi affascina soprattutto il percorso tecnico che ha portato al primato italiano. Massimo Magnani ha condiviso con me le varie proposte di lavoro della preparazione iniziata a novembre. A lui ho espresso qualche perplessità lungo il cammino, sempre chiarita dalla competenza di chi fa dell’esperienza il proprio punto di forza.
Ero perplesso quando, a fine novembre, Iliass aveva sostenuto il test dei 30 km in pista a Ferrara: mi sembrava già in grande forma, nonostante mancassero ancora tre mesi alla maratona. Ero perplesso quando, in Kenya, affrontava allenamenti “giganteschi”, e continuavo a chiedere a Massimo: “Cosa gli proponi ancora per farlo andare più forte? A me sembra già al massimo della condizione”. E lui rispondeva: “Se corre oggi la maratona fa 2h05’, e non è quello che voglio!”.
Dire che Massimo Magnani è bravo sarebbe riduttivo: Massimo ha quel qualcosa in più che serve per far emergere davvero il potenziale dei suoi atleti. È un processo tecnico molto strutturato, che richiede non solo esperienza ma anche sensibilità, aspetti che si affinano con il tempo.
Il record di Iliass è parte di un percorso in evoluzione.
Ecco. Ancora oggi vivo la sensazione di domenica mattina, condivisa da Iliass che mi ripete: "meglio così".
Per alcune ore della domenica mattina rimango con addosso la sensazione che manchi qualcosa rispetto a quello che ho visto in diretta durante la maratona.
Mando un messaggio a Iliass e ovviamente mi complimento per il record italiano.
A mezzogiorno mi chiama da Tokyo e inizialmente ho difficoltà ad esprimergli quello che sento, ma dopo qualche parola anche lui condivide la mia sensazione. Si, tutto bene ma a entrambi ci manca qualcosa come se non avessimo ancora realizzato ciò che si sarebbe potuto fare.
Possibile avere questa sensazione nonostante una maratona da record?
Due settimane prima, dopo il test del lattato che Iliass aveva svolto a Ferrara, avevo iniziato a sentire una certa impazienza. Quando l’ho salutato, mentre stava per partire per il Giappone, gli ho detto quasi scherzando di fare presto questa maratona, perché avevo addosso una sorta di “ansia”. L’attesa è stata lunga, e quasi ogni giorno il pensiero tornava alla gara del 1° marzo.
Con Massimo Magnani ci siamo confrontati più volte, soprattutto dopo aver analizzato i dati del test: il riscontro era molto buono, addirittura migliore rispetto ai due test precedenti, quello dell’Europeo di Lovanio e quello del Mondiale di Tokyo. Né io né Massimo abbiamo provato a fare una previsione cronometrica, ma condividevamo la sensazione di trovarci davanti a una condizione tecnica particolarmente favorevole, così buona che metterla in numeri quasi ci “spaventava”.
Come già nei due test precedenti, ci siamo affidati all’esperienza e alla competenza del dottor Fiorella. Le sue indicazioni sono sempre illuminanti, e ogni sua osservazione mi apre a riflessioni che mi aiutano a vedere le cose con un’ottica migliore. Grazie, Pierluigi.
Di questa prestazione di Iliass mi affascina soprattutto il percorso tecnico che ha portato al primato italiano. Massimo Magnani ha condiviso con me le varie proposte di lavoro della preparazione iniziata a novembre. A lui ho espresso qualche perplessità lungo il cammino, sempre chiarita dalla competenza di chi fa dell’esperienza il proprio punto di forza.
Ero perplesso quando, a fine novembre, Iliass aveva sostenuto il test dei 30 km in pista a Ferrara: mi sembrava già in grande forma, nonostante mancassero ancora tre mesi alla maratona. Ero perplesso quando, in Kenya, affrontava allenamenti “giganteschi”, e continuavo a chiedere a Massimo: “Cosa gli proponi ancora per farlo andare più forte? A me sembra già al massimo della condizione”. E lui rispondeva: “Se corre oggi la maratona fa 2h05’, e non è quello che voglio!”.
Dire che Massimo Magnani è bravo sarebbe riduttivo: Massimo ha quel qualcosa in più che serve per far emergere davvero il potenziale dei suoi atleti. È un processo tecnico molto strutturato, che richiede non solo esperienza ma anche sensibilità, aspetti che si affinano con il tempo.
Il record di Iliass è parte di un percorso in evoluzione.
Ecco. Ancora oggi vivo la sensazione di domenica mattina, condivisa da Iliass che mi ripete: "meglio così".
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