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16/05/2019

Non so se è giusto, ma funziona

Mi riferisco al mese di riposo che il primatista del mondo di maratona, Eliud Kipchoge, si prende dopo ogni maratona.
Un periodo così lungo senza correre porta ad una perdita di efficienza del 20%, ma probabilmente anche di più. E' solo questo l'aspetto negativo della scelta del keniano, ma siccome Kipchoge fa solo due gare all'anno, una maratona primaverile e una autunnale, Eliud non ha interesse a mantenere e sfruttare la massima condizione di forma.
Gli aspetti favorevoli invece sono maggiori.
Per i keniani correre la maratona è considerato uno sforzo negativo per lo stress che determina sul corpo. Prima di sostenere altri sforzi simili è necessario che il corpo torni ad uno stato di equilibrio in modo da essere pienamente efficiente. Serve circa un mese di allenamento, per un corridore del loro livello, per ritrovare buona efficienza, prima di passare alla preparazione specifica per la successiva maratona.
Kipchoge riserva otto settimane alla preparazione specifica per la maratona. Negli altri due mesi, il primo – quello della ripresa – è riservato ai fondamentali della corsa: resistenza leggera, salite e velocità, mentre nel mese successivo lavora per la soglia anaerobica. Il tutto non è così netto, ma è una commistione di vari mezzi di allenamento che non sono però specifici per la maratona.
Il vantaggio sostanziale del mese di riposo dopo la maratona, è di predisporre il corpo ad una efficace reazione agli stimoli dell'allenamento. I sistemi organici che sottintendono alle funzioni del lavoro di resistenza hanno davvero una grande reattività: lo evidenzia la qualità di rendimento che Kipchoge ha sempre espresso nelle maratone che ha corso. Inoltre, non è soggetto ad infortuni, nonostante l'elevato carico di allenamento, ed esprime sempre grande efficienza meccanica. Io penso che ora corra tecnicamente meglio rispetto a dieci anni fa.
Concedersi un lungo riposo dopo un periodo di impegnativi allenamenti non è una scelta solo di Kipchoge. Un altro keniano, ora cittadino americano, Bernard Lagat, ha sempre dichiarato che a fine stagione è vitale per il suo corpo un lungo periodo di riposo. Bernard arriva anche a 6 settimane di inattività, ma dipende dalla programmazione delle gare.
La sua scelta lo ha portato ad una carriera infinita: 4 Olimpiadi (Sydney, Atene, Londra e Rio). E' stato 2 volte campione del mondo (1500 e 5000m nel 2007). Nel 2001 (a 24 anni) correva i 1500m in 3'26”34” e a 42 anni ha corso i 5000m in 13'06” e 10km in 27'48” (record mondiali master). Lo scorso anno, a 44 anni, ha finito la maratona di esordio a NY in 2h18'.

Nella mia carriera non ho mai fatto più di due settimane di pausa dopo la stagione di gare. Non avrei accettato di stare fermo così a lungo, e non lo farei neppure ora sapendo di esempi come quelli che ho riportato, ma le qualità delle prestazioni di Kipchoge e Lagat, senza citare altri atleti africani, rilevano che riposare a lungo contribuisce a correre forte.

orlando



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Commenti

Non so se è giusto ma funziona....

Sono del parere che non ci sono delle regole ben precise x il recupero post maratona .
Io stesso quando preparavo le maratone il mio recupero non era mai uguale,non facevo altro che ascoltarmi nel senso che i giorni di riposo non erano mai uguali perché era la testa a dirmi quando era il momento di riprendere e penso che sia la cosa più giusta da fare,meglio un giorno in più di riposo che forzare i tempi x rientrare!!!!Ops le mie soste oscillavano da due settimane a un mese.

Angelo Brunetti16/05/2019 21:52:33

Solo riposo?

Sarebbe interessante conoscere le attività sportive che pratica in quel mese di stop dalla corsa posto che ritengo non faccia proprio un riposo assoluto...o no?

Federico Mensi17/05/2019 08:26:41

E poi ci sono quelli che corrono una maratona alla settimana...

Fa un po' ridere (o piangere) pensare che il numero uno fa due maratone all'anno e si riposa un mese dopo la 42km, mentre c'è chi si massacra settimanalmente restando 5 o 6 ore sulle gambe...

Rodolfo Lollini17/05/2019 09:15:12

Cross training

Tra i corridori keniani, pur allenati anche da tecnici europei, non c'è il concetto di cross training perché non viene considerato lo sport come attività fisica ricreativa.
Un corridore keniano corre e basta. Quando non si allenano, com'è durante il mese di riposo che l'allenatore di Kipchoge "impone" ai suoi atleti per farli rigenerare, c'è solo un'attività fisica che fanno: il "lavoro" nei campi.
Questo dichiara Kipchoge ad un giornalista "During my offseason, I spend nearly all my time with my family and going to my shamba to see how crops and animals are doing."

orlando17/05/2019 11:10:26

Chapeau

Allora è veramente un grandissimo. Certo dei suoi mezzi ed equilibrato. D'altronde si era già intuito quando tu hai scritto che nel corso della preparazione della maratona di Londra condivideva la quotidianità e gli allenamenti con i membri del suo villaggio occupandosi in prima persona anche delle faccende domestiche...IDOLO!!!

Fede17/05/2019 11:47:51

Curiosità

A me incuriosisce molto sapere come sono le settimane successive al riposo, xché so x esperienza che riprendere con un carico eccessivo può portare ad infortuni

Stefano P05/10/2019 10:44:56

Curiosità

Nelle prime due settimane si svolge essenzialmente un allenamento di riadattamento, fatto da sedute di corsa lenta a chilometraggio ridotto ma a carico progressivo.
Successivamente si inizia a qualificare la seduta con sedute di potenziamento in salita e di recupero della soglia anaerobica con allenamenti di fartlek/interval training.

orlando05/10/2019 23:02:59

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